Altro che Anchorage: il vertice è a Shanghai

Tra il 31 agosto e il 1° settembre, nella città cinese di Tianjin, si terrà un incontro che rischia di passare alla storia come una delle più grandi sfide all’egemonia americana degli ultimi decenni. Non ci saranno delegazioni statunitensi, non saranno protagonisti gli europei: sul palco ci sarà invece il cosiddetto Sud Globale, accompagnato da figure come Vladimir Putin e il segretario generale dell’ONU António Guterres.
Si tratta del summit annuale della Shanghai Cooperation Organisation (SCO), un organismo internazionale nato nel 2001 su iniziativa cinese, inizialmente per discutere di sicurezza e cooperazione in Asia Centrale. Col passare del tempo, però, la SCO si è trasformata in una piattaforma politica ed economica molto più ampia, fino a diventare oggi un vero e proprio contraltare all’ordine internazionale guidato dagli Stati Uniti.
La centralità di Xi Jinping
Il vero protagonista del vertice sarà Xi Jinping, che terrà un discorso destinato ad attirare l’attenzione mondiale. Il presidente cinese non nominerà direttamente Donald Trump o Joe Biden, ma criticherà la politica unilaterale americana, accusata di destabilizzare l’equilibrio globale imponendo i propri interessi agli altri Paesi.
In modo paradossale, però, è stata proprio la linea dura di Trump – fatta di dazi, sanzioni e diplomazia aggressiva – a spingere molti Paesi a stringere legami più stretti con Pechino. Xi, in un certo senso, può ringraziare l’ex presidente americano per aver contribuito a trasformare la SCO in una piattaforma di cooperazione globale più solida e attrattiva.
Una platea senza precedenti
Mai come quest’anno il vertice della SCO vedrà una partecipazione così ampia e significativa:
- Vladimir Putin, che rafforza ulteriormente l’asse con la Cina.
- Narendra Modi, primo ministro indiano, che torna in Cina dopo sette anni, segnale importante di distensione tra due giganti asiatici spesso in competizione.
- Masoud Pezeshkian, presidente dell’Iran, Paese appena entrato nella SCO e simbolo di un blocco che vuole presentarsi come alternativo all’Occidente.
- Delegazioni da Turchia, Malesia, Indonesia, Vietnam, Bielorussia, Kazakistan e numerosi altri Paesi emergenti.
In tutto, oltre venti capi di governo e dieci leader di organizzazioni internazionali prenderanno parte alle discussioni.
I temi al centro del dibattito
L’agenda del summit è stata delineata dall’assistente ministro degli Esteri cinese Liu Bin:
“Nel mondo di oggi, vecchie mentalità di egemonismo e politiche di potere hanno ancora influenza, con alcuni Paesi che cercano di imporre i loro interessi sugli altri, minacciando seriamente la pace e la stabilità”.
Tradotto: la SCO si propone come piattaforma per un nuovo ordine multipolare, capace di ridurre la dipendenza da Washington e aprire a un modello di cooperazione Sud-Sud.
Le discussioni toccheranno:
- Sicurezza regionale (terrorismo, cybersicurezza, stabilità in Asia centrale).
- Cooperazione economica: scambi commerciali, investimenti, progetti infrastrutturali collegati alla “Nuova Via della Seta”.
- Energia e clima: dalla sicurezza energetica allo sviluppo delle rinnovabili.
- Riforma della governance globale: dare più voce a Paesi emergenti e in via di sviluppo nei consessi internazionali.
La diplomazia cinese in azione
La SCO rappresenta oggi lo strumento più efficace con cui Pechino sta promuovendo la sua idea di diplomazia inclusiva ma non occidentale. La Cina si propone come fulcro di un sistema alternativo: non più basato sulla leadership americana e sul G7, ma su un nuovo centro di gravità in Asia, capace di coinvolgere anche Africa e America Latina.
In questo senso, il summit di Tianjin ha un forte valore simbolico: dimostra che Pechino può attrarre attorno a sé un numero crescente di Paesi, proponendosi come ponte tra economie emergenti e grande potenza militare ed economica.
Dopo la diplomazia, i muscoli
Come se non bastasse, la riunione della SCO sarà seguita il 3 settembre da una spettacolare parata militare a Pechino, organizzata per l’ottantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale in Cina.
Secondo le anticipazioni, si tratterà della più grande esposizione mai realizzata dei progressi militari cinesi:
- dimostrazioni aeree,
- nuove tecnologie missilistiche,
- flotte navali e mezzi terrestri.
Un messaggio chiaro a Stati Uniti ed Europa: la Cina non solo guida un fronte diplomatico alternativo, ma dispone anche di una forza militare sempre più imponente.
Cosa significa per gli Stati Uniti (e per l’Europa)
La crescita della SCO segnala due tendenze:
- Gli Stati Uniti rischiano un crescente isolamento nelle relazioni internazionali, soprattutto con i Paesi emergenti.
- La Cina sta consolidando il suo ruolo di potenza leader del Sud Globale, offrendo cooperazione economica e sostegno politico come alternativa alle regole occidentali.
Per l’Europa, divisa e priva di una strategia autonoma, il summit è un ulteriore campanello d’allarme: il baricentro politico ed economico del mondo si sta spostando sempre più verso Est.
Conclusione
Il vertice della Shanghai Cooperation Organisation a Tianjin non è un semplice incontro multilaterale: è un banco di prova del nuovo equilibrio internazionale. Xi Jinping si prepara a raccogliere i frutti di oltre vent’anni di costruzione diplomatica, mostrando al mondo che esiste un fronte alternativo alle politiche americane.
Dopo la diplomazia, arriverà la dimostrazione muscolare della parata militare. A noi, in Occidente, non resterà che guardare in televisione, consapevoli che il futuro dell’ordine mondiale si sta decidendo altrove.











