Compimento dei 30 anni del figlio: cosa cambia davvero dal punto di vista fiscale?

Quando un figlio compie 30 anni, per i genitori non si tratta solo di un traguardo personale e familiare: questo passaggio ha anche implicazioni fiscali.
La recente Legge di Bilancio 2025 (Legge n. 207/2024) ha introdotto alcune novità che riguardano i carichi di famiglia e le relative detrazioni.
Vediamo nel dettaglio cosa cambia e quali agevolazioni restano ancora valide anche dopo il “giro di boa” dei trent’anni.
Cosa ha stabilito la Legge di Bilancio 2025
La norma ha modificato l’art. 12 del TUIR, introducendo alcune novità chiave:
- Detrazione di 950 euro per figli a carico
- Spetta per i figli dai 21 ai 30 anni non disabili.
- Spetta anche oltre i 30 anni, ma solo se il figlio ha una disabilità riconosciuta (ai sensi della Legge 104/1992).
- Detrazione di 750 euro per i familiari conviventi
- Limitata esclusivamente agli ascendenti conviventi (genitori, nonni, ecc.), e non più a tutti i familiari.
- Esclusione per i familiari residenti all’estero
- Niente detrazioni se il contribuente non è cittadino italiano o UE/SEE e i familiari sono residenti fuori da questi Stati.
La domanda chiave: cosa succede al compimento dei 30 anni del figlio?
Molti genitori si sono chiesti:
👉 “Se mio figlio compie 30 anni e non ha ancora un reddito, posso continuare a considerarlo a carico?”
La risposta è arrivata dall’Agenzia delle Entrate (interpello n. 243/E del 15 settembre 2025):
- Il compimento dei 30 anni fa cessare la detrazione di 950 euro prevista dall’art. 12 TUIR.
- Tuttavia, il figlio può continuare a essere considerato fiscalmente a carico, a patto che rispetti il limite di reddito annuo di 2.840,51 euro.
Quali spese restano detraibili per il figlio trentenne a carico
Anche senza la detrazione fissa, i genitori mantengono la possibilità di dedurre o detrarre una serie di spese sostenute per il figlio, grazie all’art. 15 del TUIR.
Ecco gli esempi più comuni:
- Spese mediche e sanitarie (visite specialistiche, farmaci, interventi).
- Spese di istruzione (università, master, corsi post-laurea).
- Assicurazioni contro il rischio di morte o invalidità permanente (almeno 5%).
- Assicurazioni per non autosufficienza (ad es. badanti o strutture assistenziali).
- Interessi passivi sui mutui intestati al figlio, ma pagati dai genitori.
💡 Esempio pratico
Un genitore paga 2.000 euro di tasse universitarie per il figlio trentenne disoccupato. Anche se non può più godere della detrazione di 950 euro, potrà comunque portare in detrazione il 19% delle spese di istruzione, quindi 380 euro di risparmio fiscale.
Obblighi formali: Certificazione Unica
Un punto importante chiarito dall’Agenzia delle Entrate è che il figlio a carico deve comunque essere indicato nella Certificazione Unica (CU).
Questo serve a giustificare le spese portate in detrazione in dichiarazione dei redditi.
In sintesi
- Il compimento dei 30 anni determina la fine della detrazione di 950 euro per figli a carico.
- Tuttavia, il figlio può restare fiscalmente a carico se il suo reddito non supera 2.840,51 euro annui.
- Restano detraibili/deducibili tutte le spese sostenute nel suo interesse (sanitarie, istruzione, assicurazioni, mutui, ecc.).
- È sempre necessario indicarlo nella CU.
👉 In pratica, i 30 anni segnano la fine di una detrazione fissa, ma non la fine dei vantaggi fiscali legati allo status di figlio a carico.
Per questo è fondamentale conoscere bene i limiti e le opportunità, così da non perdere benefici importanti e gestire al meglio la dichiarazione dei redditi.











