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Fisco e Contabilità
Home›Fisco e Contabilità›Factoring: la guida definitiva alla contabilizzazione (con esempi pratici che il tuo commercialista apprezzerà)

Factoring: la guida definitiva alla contabilizzazione (con esempi pratici che il tuo commercialista apprezzerà)

By Davide Rattacaso
13 Febbraio 2026
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13 Febbraio 2026
di Davide Rattacaso

Quante volte hai sentito parlare di factoring come “la soluzione miracolosa” per i problemi di liquidità della tua azienda? E quante volte, poi, ti sei trovato davanti al commercialista con quella faccia perplessa, chiedendoti: “Ma come si registra tutto questo?”

Oggi affrontiamo proprio questo: come gestire correttamente la contabilizzazione delle operazioni di factoring senza impazzire e, soprattutto, senza commettere errori che potrebbero costarti caro in sede di bilancio o controllo fiscale.

Spoiler: non è complicato come sembra, ma ci sono alcune insidie che devi assolutamente conoscere.

Factoring: cos’è davvero (oltre la definizione da manuale)

Prima di entrare nel vivo della contabilità, facciamo chiarezza su cosa sia realmente il factoring, perché spesso viene confuso con un semplice prestito o anticipo bancario.

Il factoring è un accordo finanziario attraverso il quale la tua impresa trasferisce i propri crediti commerciali (sia quelli già esistenti che quelli futuri) a una società specializzata chiamata “factor”.

In cambio, il factor non si limita a darti liquidità immediata, ma ti offre un pacchetto di servizi che include:

  • Gestione amministrativa dei crediti (addio fogli Excel infiniti)
  • Incasso per tuo conto delle fatture cedute
  • Protezione dal rischio di mancato pagamento (in alcuni casi)
  • Anticipo finanziario sulla base dei crediti ancora da incassare

Il tutto dietro pagamento di commissioni e interessi che variano in base al tipo di operazione scelta.

Le due facce del factoring: pro soluto vs pro solvendo

Qui arriva il primo bivio cruciale, quello che determina tutto il resto del trattamento contabile.

Factoring pro soluto: scarichi il rischio

Quando cedi i crediti pro soluto, stai trasferendo al factor non solo il diritto di incassare, ma anche tutto il rischio legato all’eventuale insolvenza del tuo cliente.

Tradotto in parole semplici: se il cliente non paga, sono problemi del factor, non tuoi. Ovviamente, questa tranquillità ha un costo più elevato in termini di commissioni.

Quando conviene?
Quando hai clienti con affidabilità incerta o quando preferisci dormire sonni tranquilli senza pensare agli insoluti.

Factoring pro solvendo: risparmi ma rimani esposto

Con la cessione pro solvendo, invece, ottieni liquidità immediata ma il rischio di insolvenza resta sulla tua azienda. Se il cliente non paga, il factor ti “restituisce” il credito e tu dovrai restituire l’anticipo ricevuto, più le eventuali spese.

Quando conviene?
Quando hai clienti solidi e affidabili e vuoi risparmiare sulle commissioni, o quando la società di factoring non accetta di assumersi il rischio di determinati debitori.

Contabilizzazione del factoring pro soluto: step by step

Vediamo ora come registrare correttamente un’operazione di factoring pro soluto, quella in cui trasferisci completamente il rischio al factor.

Scenario pratico

Ipotizziamo che la tua azienda, “Alfa S.r.l.”, abbia un credito di €24.000 verso un cliente e decida di cederlo alla società “Factor Italia S.p.A.” con le seguenti condizioni:

  • Anticipo ricevuto: €20.500
  • Interessi trattenuti: €1.100
  • Commissioni: €2.400

Prima scrittura: cessione del credito

Nel momento in cui cedi il credito, devi registrare contemporaneamente l’uscita del credito verso il cliente e l’ingresso del nuovo credito verso il factor, al netto di interessi e commissioni.

DARE                                    AVERE
─────────────────────────────────────────────────────────────
Crediti vs Factor Italia        20.500
Interessi passivi factoring      1.100
Commissioni factoring            2.400
                                        Cliente X             24.000

Cosa sta succedendo?
Stai eliminando dalla contabilità il credito verso il cliente originario (€24.000) e stai facendo emergere:

  • Il credito effettivo verso il factor (€20.500, cioè quello che incasserai)
  • I costi dell’operazione: interessi (€1.100) e commissioni (€2.400)

Seconda scrittura: incasso dall’factor

Quando il factor ti accredita l’importo sul conto corrente, registri semplicemente l’estinzione del credito:

DARE                                    AVERE
─────────────────────────────────────────────────────────────
Banca c/c                        20.500
                                        Crediti vs Factor     20.500

Terza scrittura (se necessaria): risconti attivi

Attenzione: se l’operazione di factoring riguarda crediti con scadenza nell’anno successivo, devi rilevare i risconti attivi su interessi e commissioni per rispettare il principio di competenza economica.

Esempio: se a fine anno risulta che parte degli interessi e delle commissioni si riferiscono all’anno successivo (supponiamo €318 totali, di cui €100 di interessi e €218 di commissioni):

DARE                                    AVARE
─────────────────────────────────────────────────────────────
Risconti attivi                    318
                                        Interessi factoring      100
                                        Commissioni factoring    218

Perché è importante?
Perché altrimenti imputeresti tutti i costi nell’anno corrente, quando invece parte di essi competono all’esercizio successivo. Questo falserebbe il bilancio e potrebbe portare a contestazioni.

Contabilizzazione del factoring pro solvendo: la gestione del rischio che resta

Nel caso del factoring pro solvendo, la situazione si complica leggermente perché il rischio rimane sulla tua azienda. Vediamo come cambia la contabilizzazione.

Scenario pratico (stesso importo, diverso trattamento)

Riprendiamo l’esempio precedente: credito di €24.000, ma questa volta con cessione pro solvendo.

  • Anticipo ricevuto: €21.700 (notare che è più alto rispetto al pro soluto)
  • Interessi: €1.100
  • Commissioni: €1.200 (più basse perché il factor non si assume il rischio)

Prima scrittura: cessione del credito

DARE                                    AVERE
─────────────────────────────────────────────────────────────
Crediti vs Factor Italia        21.700
Interessi passivi factoring      1.100
Commissioni factoring            1.200
                                        Cliente X             24.000

La logica è identica al pro soluto, ma noti come le commissioni siano inferiori? Questo perché il factor non si accolla il rischio di insolvenza.

Seconda scrittura: incasso

DARE                                    AVERE
─────────────────────────────────────────────────────────────
Banca c/c                        21.700
                                        Crediti vs Factor     21.700

Terza scrittura: risconti (se necessari)

Anche qui, se l’operazione attraversa l’esercizio, rilevi i risconti. Ipotizziamo €209 totali (€100 interessi + €109 commissioni):

DARE                                    AVERE
─────────────────────────────────────────────────────────────
Risconti attivi                    209
                                        Interessi factoring      100
                                        Commissioni factoring    109

Il caso dell’insoluto: quando le cose si complicano

Ecco il punto critico del factoring pro solvendo: cosa succede se il cliente non paga?

Scenario: il cliente risulta insolvente. Il factor ti riaddebita il credito più le spese sostenute.

Supponiamo:

  • Credito originario: €24.000
  • Commissioni insoluto: €150
  • IVA sulle commissioni: €30
  • Totale da restituire al factor: €24.180

Scrittura del riaddebito:

DARE                                    AVERE
─────────────────────────────────────────────────────────────
Crediti insoluti                 24.000
Commissioni insoluto factoring      150
IVA a credito                        30
                                        Debiti vs Factor      24.180

Cosa sta accadendo? Il credito “torna indietro” nella tua contabilità (ma come insoluto), e devi registrare anche i costi aggiuntivi dell’operazione.

Pagamento al factor:

DARE                                    AVERE
─────────────────────────────────────────────────────────────
Debiti vs Factor                 24.180
                                        Banca c/c             24.180

Addebito al cliente delle spese:

A questo punto, emetti una nota di addebito al cliente per recuperare le spese sostenute:

DARE                                    AVERE
─────────────────────────────────────────────────────────────
Cliente X                          180
                                        Ricavi accessori         150
                                        IVA a debito              30

Incasso finale (si spera!):

Quando finalmente il cliente paga tutto:

DARE                                    AVERE
─────────────────────────────────────────────────────────────
Banca c/c                        24.180
                                        Cliente X             24.180

Gli errori più comuni da evitare (prima che sia troppo tardi)

Dopo anni di consulenza, ho visto ripetersi sempre gli stessi errori. Ecco i più frequenti e come evitarli:

1. Non rilevare i risconti attivi

Molti dimenticano di calcolare i risconti su interessi e commissioni quando l’operazione attraversa due esercizi. Risultato? Bilancio sballato e possibili contestazioni in fase di controllo.

Soluzione: verifica sempre le scadenze dei crediti ceduti e calcola la quota di competenza.

2. Confondere pro soluto e pro solvendo

Sembra banale, ma capita più spesso di quanto pensi. Il trattamento contabile è diverso, soprattutto in caso di insoluto.

Soluzione: leggi attentamente il contratto con il factor e annota chiaramente il tipo di cessione.

3. Non gestire correttamente gli insoluti nel pro solvendo

Quando arriva un insoluto, alcuni dimenticano di rilevare il riaddebito o non emettono la nota di addebito al cliente per le spese.

Soluzione: crea una procedura standard per la gestione degli insoluti, così non rischi di dimenticare passaggi.

4. Registrare tutto come “oneri finanziari” generici

Interessi e commissioni hanno natura diversa e vanno classificati correttamente per dare una fotografia chiara della situazione economica.

Soluzione: usa sempre conti separati per interessi e commissioni.

Quando il factoring conviene davvero (e quando è meglio evitarlo)

Il factoring è uno strumento potente, ma non è la panacea per tutti i mali finanziari di un’azienda. Vediamo quando ha senso usarlo.

Quando SÌ

  • Hai bisogno di liquidità immediata e non puoi aspettare i tempi di incasso (30-60-90 giorni)
  • Vuoi scaricare il rischio di insolvenza (pro soluto)
  • Non hai tempo/risorse per gestire amministrativamente i crediti
  • I tuoi clienti hanno pagamenti dilazionati e vuoi accelerare il cash flow

Quando NO

  • I costi di commissioni e interessi superano il beneficio della liquidità immediata
  • Hai già una buona gestione del credito interna
  • I tuoi clienti pagano puntualmente e non hai problemi di liquidità
  • Operi in settori dove i margini sono già risicati e ogni punto percentuale conta

Conclusione: factoring sì, ma con la testa

Il factoring può essere un alleato prezioso per la tua impresa, ma solo se sai esattamente cosa stai facendo, sia dal punto di vista finanziario che contabile.

Ricorda questi punti chiave:

  1. Scegli consapevolmente tra pro soluto e pro solvendo in base al tuo profilo di rischio
  2. Contabilizza correttamente ogni passaggio, senza dimenticare i risconti
  3. Gestisci con attenzione gli eventuali insoluti nel caso del pro solvendo
  4. Valuta i costi e confrontali con altre forme di finanziamento

E soprattutto: parla sempre con il tuo commercialista prima di firmare un contratto di factoring. Una consulenza preventiva può farti risparmiare un sacco di grattacapi (e di soldi) in futuro.

Hai domande sul factoring o sulla sua contabilizzazione? Scrivimi nei commenti o contattami direttamente. Sarò felice di aiutarti a fare chiarezza.

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo con altri imprenditori e professionisti che potrebbero trovarlo utile. La conoscenza condivisa è sempre un buon investimento.


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