Il sogno infranto delle start up italiane – Dove risiede il problema?

Perché le start up in Italia, quasi sempre, non funzionano?
I Millennials e le startup ormai guidano la rivoluzione tecnologica delle imprese a livello globale.
Fare startup è diventato un vero e proprio stile di vita. Lo sostiene Eric Ries, imprenditore e autore del best-seller del New York Times The Lean Startup, che è stato uno dei primi precursori a introdurre un nuovo concetto di startup, definendola un’istituzione umana progettata per creare un nuovo prodotto o servizio in condizioni di estrema incertezza.
Hanno un’idea che reputano vincente e sono disposti ad affrontare duri sacrifici per portarla avanti. Tuttavia, spesso le loro idee, per quanto innovative e ingegnose, una volta applicate e confrontate con la realtà, difficilmente superano la prova e raramente si trasformano in un potenziale business.
UN PO DI NUMERI
il 40% delle aziende italiane iscritte al registro ha un solo dipendente, il fatturato medio nel 2017 è stato è pari a 122 mila euro per impresa e il 57, 96% delle società risulta essere in perdita (dati ministero dello Sviluppo economico).
A sigillare il tutto, poi, c’è il numero degli scale up, ovvero di imprese che sono riuscite a uscire dalla fase iniziale e a consolidarsi sul mercato, censito da un impietoso rapporto StartUp European Partnership.
Gli scale up italiani sono stati 135 in tutto, con capacità di attrarre capitali pari a 900 milioni di euro complessivi. Potrebbe sembrare un risultato non male, se non fosse che in Inghilterra si sono invece consolidate 1.512 start up con 20,2 miliardi di finanziamenti e in Germania 442, per 10,2 miliardi raccolti.
I PROBLEMI RISCONTRATI
Purtroppo molte di esse adottano business model sbagliati e quindi i loro business plan non risultano credibili. Spesso, si tratta di progetti che funzionano solo a livello teorico ma che non sono business oriented.
In generale le start up, al di là delle singole ingenuità, commettono tutte lo stesso errore, ossia quello di non rispondere alla domanda reale del mercato, pretendendo anzi che sia il mercato a doversi adeguare. Si perde la prospettiva andando dietro a micro nicchie.
Manca il valore aggiunto, il valore differenziale e soprattutto manca un business model. Dal punto di vista della sostenibilità economica, fra app free, no commissioni, modelli premium, o altro, la domanda che tocca fare è sempre la stessa:
dov’è il business?
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